Forma del dono

Sono spesso albe a custodire i vivi

senza pretendere un testimone

appena alzato nel digiuno dell’amore

quasi fosse un atleta o un soldato

nella città assediata

 

La mano insegue il trofeo delle nuvole

la forma rapita dell’ignoto

Lacrime basse

hanno sorgente in altri occhi

 

 

Una parola è vera quando la lingua fa naufragio ?

Per Manzoni la parola è vera quando corrisponde alla lingua in uso, viceversa per Leopardi lo è solo quando è “vaga”, “indefinita”, “fuori dall’uso”.
La voce di Ungaretti ha ancora un effetto scuotente: “abbiamo da imparare che la poesia è fatta di parole-luce, voglio dire di parole che entrano in noi (…) oserei dire per un effetto di miracolo, e fanno in noi la luce e ci mutano”. E ancora: “Quando la poesia s’accontenta di nominare un oggetto, essa non ci redime. Il sottile involucro del vocabolo cede alla pressione che designa; com’è solito svanisce appena pronunziato, e ci abbandona alla presenza da cui doveva difenderci”.

La nuda morte del consulente funerario Charlez Berthouzoz

 

L’ex sacerdote Charles Berthouzoz  (1944-2013) ne “La nuda morte” scrive un’ antologia legata all’attività di consulente funerario: una personalissima “Spon River”, tradotta da Alberto Nessi e pubblicata in edizione bilingue (francese/italiano) da alla chiara fonte di Lugano. Ringrazio l’editore Mauro Valsangiacomo per il dono.

Tre testi

Lei mi teneva il braccio
durante la sepoltura del marito
– come fa tutto bene!
– come mi è prezioso!
– pensi sessant’anni di matrimonio!
– che farei senza di lei?

L’ho vezzeggiata, commosso
da quella fiducia infantile.
E’ della razza degli esseri rari,
sempre contenti,
per i quali la bontà
non ha un secondo fine.
Una visita è un regalo.
La vita, una grazia.


Proibito morire
in certe cliniche!

<<Venga tra mezzanotte e l’alba,
con una macchina comune,
in modo discreto
all’entrata dei fornitori>>.

Preleviamo il cadavere,
una vergogna
per la medicina
e l’efficienza
dell’istituto.

Escluso avanzare una critica:
chi pagherebbe le nostre imposte?


In questo la morte
assomiglia alla nascita:
i più logori luoghi comuni
fanno effetto.
-Come somiglia a suo padre…!
-Sembra che dorma…!

http://poesiaallachiarafonte.ch/volgere-traduzione/

http://www.cdt.ch/cultura-e-spettacoli/notizie/120598/poesie-sulla-morte-pubblicate-in-bara.html

Quando una poesia acquisisce autonomia rispetto al proprio autore

Le proprie poesie, rilette a distanza di tempo, possono sembrare scritte da estranei.
Lou Andreas Salomé nel suo “Sguardo sulla vita” rievoca l’esperienza, accompagnata da una sensazione particolare, del ritrovamento di alcuni versi che parevano non appartenere alla propria biografia ma “scaturiti da un antico sapere ancestrale, da una rinnovata esperienza di quello choc originario in serbo per ogni uomo che si desti alla vita conscia, uno choc di cui la vita stessa non cesserà mai di recare traccia incancellabile”.

Cosa ne pensate al riguardo?

La rêverie che vuole esprimersi diventa rêverie poetica

La lettura del saggio “La poetica della rêverie” (1960), autentico aggiornamento inattuale, consente di riformulare la questione del rapporto tra pensiero e poesia, tra linguaggio occidentale e linguaggio orientale.

“Attraverso la rêverie (fantasticheria, immaginazione, abbandono al flusso del sogno a occhi aperti) le parole diventano immense, abbandonano la loro modesta determinazione primaria”.
“La rêverie che vuole esprimersi diventa rêverie poetica”.
“Il vero poeta è bilingue, non confonde il linguaggio dei significati con il linguaggio poetico”.
“Tradurre una di queste lingue nell’altra non avrebbe senso”.
Gaston Bachelard ritiene che “sognare le rêveries e pensare i pensieri” siano difficilmente conciliabili e che pertanto la rêverie non organizzi pensieri.
È questo un tema affascinante sul quale non è possibile smettere di interrogarsi.
La psicoanalisi col pensiero di Bion ha fatto realmente un passo avanti?
E i poeti, i loro critici militanti cosa ne pensano?