Immagini e poesie

La poesia anela a un approdo ma la lingua offre più spesso la consolazione di un porto sicuro dimenticando presto  il naufragio, condizione ineludibile del viaggio. Non resta allora che licenziare la parola conquistata tacendo. Altri naufragi sempre ci attendono.

(Esercizi di sopravvivenza, in: Consulente del buio, L’Erudita, 2017)

Cammino dentro il tuo sguardo
e un labirinto di infiniti addii
mi accoglie

Le parole consuete
costruiscono grattacieli
che a guardare giù
fanno venire le vertigini

(in: Consulente del buio, L’erudita, 2017)


Dove si baciano i mari
una lingua d’ombra
annulla la fatica urbana
di inseguire l’abbraccio

Stan guarendo le labbra
dalle sillabe mute
hanno trovato un approdo

I giorni che nascono da un addio
non hanno traguardo
riempiono le strade di abbracci
e rovistano nel buio chiuso degli angoli
tra parole raggomitolate e sciami
di silenzio sotto il cielo opaco
seguono la processione dei padri
e delle madri orfani dei loro figli
come certi alberi d’inverno
non vedono l’alba nei parchi
non si fanno raggiungere dal tramonto
lungo i viali vicino al mare

Accendi l’ombra
come lucciole
vedi le cicatrici danzare

Ogni luce in fuga
transita sillabe

Ci affidiamo al corpo
per ammirare un paesaggio
camminare scalzi sul pianerottolo

mentre passano i volti
le intime distanze
seguono la luce

e tu dispensi carezze
agli sconosciuti
ritrovi la forma acerba
del dono

Sguardi a riva
allagano la bocca
per catturare distanze
gettano reti d’ombra

Quando un giorno l’alba riesce a spuntarla
la terra si riempie di foreste e vasti laghi
inzuppa i fiocchi di nuvole nell’acqua bassa
e poi stiracchia le sue colline
con aghi di abete punzecchia felice il cielo

Si sono riempiti di addii
e ora fanno pace con gli occhi
non hanno bisogno del buio
per incontrare distanze senza confini

(da : “Forme d’ombra, alla chiara fonte editore, 2018)

Per quante labbra tu accenda
il bacio è piccolo
di fronte all’insolenza del mondo

(da: “Benché non si sappia entrambi che vivere”, alla chiara fonte editore, 2016)

Per quanto di giorno si vada
vagabondando in cerca di spazi
è il buio a renderli immensi

Ci affratella l’ombra
non il segno che cerca lo specchio
disarma lo sguardo


Vivi nel mercato dei sogni
esponi la tua innocenza
al belvedere del mondo

Mi sono incendiato di sguardi
dopo aver postato il desiderio
nel paradiso degli sfollati
ho abbandonato l’ultima edizione
del libro di Max Stirner
sulle panchine dei giardini
dove i critici militanti
passano le loro notti insonni

Non tutti i luoghi sanno partire
si legano al mondo
alle sue pazzie consuete
non sono querce dalle profonde radici
col fusto che spacca il cielo
e guarda lontano
si fermano in superficie
accolgono il passaggio dei carri in transito
le interminabili processioni dei corpi
con le anime già in volo
(da: Il negozio degli affetti, Gattomerlino/Superstripes, 2014)


Sostieni l’interrogazione
con parole che non conosci
Abbandona la mente
nel suo giardino ordinato
con i fiori tardivi e le foglie colorate
che fanno tanto inizio autunno
Raggiungi piuttosto i rovi oltre i campi
dove è già stato raccolto tutto
Fai incetta di silenzio

(da: Note di sguardo, Morellini editore, 2014)

Parole a mio nome
Mi occupo soprattutto delle pause, gli interrogativi quando stanno stretti in silenzio avrebbero bisogno di spazi ariosi, non certo di questa casa in ombra dal primo pomeriggio.
La luce filtra con le parole adagiate sul divano ed è già sera. Il tavolo accoglie la rinuncia, il pasto frugale, le frasi sottovuoto dosate col bilancino. Il mito si racconta sul canale della sette.
La memoria oggi ha un retrogusto amaro.
(da: Parole a mio nome, Il Convivio Editore, 2016)

Con il rigore dei giorni
lo stampo dei vivi
le parole tornano madri

conoscono la simmetria delle sillabe
l’immagine che scarta
l’abbraccio al suo primo addio

(da: “Prove di arrendevolezza, Oèdipus editore, in corso di pubblicazione)

Se consideri il giorno parte
essenziale del compimento
degli occhi navighi a vista
insegui il vezzo dello sguardo
Le mie parole vanno oltre il tuo nome
si accollano distanze
nemmeno ci provano a costruire ponti
han lasciato lenzuola sotto la pioggia
semi di granoturco ai piccioni
Non c’è traccia di te
seguendo le canzoni di De André

Ogni luogo che raggiungo
è un confine
che non smette di interrogare
il mondo
(da: “La dimora dello sguardo, Fara editore 2018)

Nelle pause d’autunno per strada
gli alberi rappresentano una minoranza
ormai solo infanzie senza radici
profili di ciclisti muti in fila
indiana è la traccia prima della salita

 

Se la vita ti dipinge a olio
ascolta i profeti delle labbra

Chi mendica parole sul tuo viso
insegue foglie in volo

È autunno
e gli alberi fanno doni

 

 

Mi ricordi la pioggia
quando graffia lo sguardo
Non è un mondo di muri
che segna la vita

Më kujton shiun
kur gërvisht vështrimin.
Nuk është bota e mureve
që shënon jetën.

(Traduzione di Sabina Darova)

Guadagni parole scalze
gli infiniti sentieri
di chi offre una meta
e subito arretra

Sto con cento foglie
e gli scarabocchi
di chi mi ha lasciato bambino

Sei dentro la liturgia del colore
le parole si stringono alle cornici
mutano la forma dello sguardo

La finestra sul cortile
ospita il bianco che pulsa
uno dei tanti cuori della luna

Ti ndodhesh brenda liturgjisë së ngjyrave,
ndërsa fjalët kapen fort pas kornizave
që mënyrën e shikimit e ndryshojnë

Dritarja drejtuar nga oborri
e mikpret bardhësinë që pulson,
është njëra prej zemrave të panumërta
të hënës…

@ Arjan Kallço

Esco dal campo fragile del colore
stanco di officiare lo sguardo con la luce
mi faccio concime per i sogni

Hai congedato gli alberi
con radici sedotte dalla luce
e il fusto allampanato
a sostenere il cielo
Ne faremo legna da ardere
dicevi ma era già un tempo
immobile per sempre
 
Sono dietro quell’anta che batte contro
anche dopo la pioggia
anche dopo che tutti siete andati via
e non mi basta essere rimasto solo

Mendico il tuo nome
un muro d’ombre
tracce inchiodate per la vita

anche dove getta vento
non c’è luogo
che rispetti l’assenza

 

Segnali di resa
non parole senza luogo
incondizionata resa
negli sguardi facili
negli orizzonti gentili
che camuffano distanze

A novembre gli alberi
resteranno nudi
fino a tardi

(da : “La disciplina degli alberi”, silloge di prossima pubblicazione, vincitrice ex aequo Arcipelago Itaca edizioni 2018)

I sogni migrano altrove
e tu cuci asole d’alba

Trasformi la notte
in un laboratorio di luce

L’evenienza delle nuvole
raggiunge le colline
le spiana per qualche ora
i silenzi non andranno alla guerra

Fammi luogo
incolla lo sguardo
senza rovinare il gesto

anche se insisti
sul divenire cavo
degli occhi

ha vocazione chirurgica
il taglio
nella distanza che semina
il campo

La dialettica dello spazio
tiene il passo fermo
la vita sotto pelle

stanca
di commissionare destini

Insegui l’esercizio del mare
quando esce dallo sguardo

Le palpebre chiuse sotto il sole
conoscono la nebbia incollata al cielo
senza pratica di volo

Fai strage di passi
salpa

 

Quanta alba dentro un parco
la pioggia breve dei semafori
non deve rattristarla minuta
si srotola la vita e pare avanzi da sola
quando basta un cenno
per agganciarla al sole più ampio
guardare dall’alto questo mondo
piccolo e consumato

(Parole a mio nome, Il Convivio editore, 2016)

Quando si chiudono gli occhi agli alberi
e il cielo lentamente cade
un vecchio tronco fa da ponte

cuce silenzi
in mezzo a un gran fracasso

Un’indistinta luce
muta lo sguardo
lo tiene in ostaggio

A terra manca il gesto che salva

Per noi restano le circostanze
quei luoghi carichi di destino
eppure così leggeri nell’accadere

Scuciti i passi
ti siedi e pettini il buio
stretto a una tenebra d’argento

Approssimi il cielo al tuo stato
trovi l’aria cucita nell’ombra
non c’è luogo che attraversi
la frontiera solo con gli occhi

 

Quando la notte carezzi
le miserie del giorno
quelle fessure minime
non conoscono alibi
ti stringono in un abbraccio
dopo aver mancato lo sguardo

 

Accade il bianco
la distanza che supplica e  sbaglia
ed è più di un rammendo
con aghi d’abete fissare le stelle
accorciarne la coda
se poi sbatte contro la testa di tutti

 

2 novembre 2018

Ci attende il mondo ghigliottinato
a un passo il primo albero tranciato
come grano ha memoria del campo
dove a migliaia sono cresciute le mine

ma nemmeno tu potrai raccogliere
ci vuole un’altra bestia
ché la natura stavolta ha fatto da sola
tra cento anni non sarà più un inferno

Pochi luoghi mi accompagnano a casa
quasi sempre si fermano in periferia
scivolano sul pavimento dell’anima
giocano con le parole e finiscono
con l’annodarsi alle sillabe più miti

Attendo che un silenzio si avvicini
e porti via i tanti piccoli me
lasciando un corpo solo
addormentato sulla panchina

(La dimora dello sguardo, Fara editore 2018)

Smarrire il mondo

non è come restare orfani
avere un contatto fugace
con l’assenza
per un passaggio sbagliato di palla

scrostare il muro di stanze bambine
con lacrime di anni urgenti
e lasciare migliaia di albe
sole

nei parchi

Ti vedo camminare a passi incerti
forse è ora di giocare sul prato
forse hai bisogno di appoggiarti
alla mia spalla per tornare a casa

In fondo al viale
qualcuno chiede la strada agli alberi

(La dimora dello sguardo, Fara editore 2018)

Ha vocazione breve il silenzio
quando muove l’ombra
taglia questa assenza di vetro

scivola nell’aria sposa
nuvole con gli occhi
ascolta i battiti diventare nemici

 

Fotografie di Luisa Gallisay
https://www.fotocommunity.it/fotografa/luisagallisay/

Spengo la sera a soffi di Elena Miglioli

Un libro denso e ricco di rêverie poetica quello ricevuto in dono da Elena Miglioli, traduttrice dell’Es con licenza.
Ogni verso è una parola accesa, spegne la sera, indossa l’alba.

L’isola
Io sono un’isola
ma talora m’inarco
come l’ulivo ritorto
verso la terra ferma
e lì distesa ringrazio.

Mi abbandono
a un sentiero stranito
ostaggio di mani ardenti
Non so chi sei chi siamo
però già ci sappiamo
non so cosa saremo
se per via fioriremo
Ci basti oggi o domani
issare baci alla luna.
E che ci salvi
dall’acqua stanca.

 

Sogni
Mi sveglio coperta di fiori
fluttuando
a uno scorcio di gondola
per stanze a fil di voce

Stendo sogni su un rigo.
verrà l’ora d’indossarli
anche vecchi stropicciati:
li terrò per i miei inverni
o per chi non può sognare.

Nota biografica

Elena Miglioli è nata a Cremona. Ha una laurea in Lingue e Letterature Straniere ed è giornalista. È stata redattrice del quotidiano La Voce di Cremona e ha collaborato con varie testate giornalistiche, tra le quali Il Giornale. Vive a Mantova ed è responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale.

Ha pubblicato con Ronzani la silloge di poesie ‘Spengo la sera a soffi’ (2018). Dello stesso editore, nel 2017, un’omonima plaquette. Nel 2015 si è classificata terza al Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Tre sue liriche inedite sono state selezionate dal Premio Internazionale Mario Luzi e pubblicate nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea 2016, edita dalla Fondazione Mario Luzi.
Con la casa editrice Paoline ha pubblicato i volumi La Notte può attendere: lettere e storie di speranza della malattia terminale (2013) e Rimango qui ancora un po’: storie di vita e segreti di longevità (2015, coautore Renato Bottura).

L’esercizio del mare – NOTE- I Colori dell’anima 6° Edizione

        

Propongo qui alcune poesie della silloge “L’esercizio del mare” e un testo dell’insieme di poesie “NOTE”, classificatesi entrambe al primo posto delle rispettive sezioni del Premio I Colori dell’anima 6° edizione.

 

L’ESERCIZIO DEL MARE

 

Senti un giorno le ore
come fanno chiasso

ospiti sguardi
che non hanno dimora
nel fraseggio dell’ombra

insegui l’arte
di sembrare normale
e intanto i luoghi
aprono lune a compasso

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I sogni migrano altrove
e tu cuci asole d’alba
trasformi la notte
in un laboratorio di luce

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Dove si baciano i mari
una lingua d’ombra
annulla la fatica urbana
di inseguire l’abbraccio

Stan guarendo le labbra
dalle sillabe mute
hanno trovato un approdo

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Insegui l’esercizio del mare
quando esce dallo sguardo

le palpebre chiuse sotto il sole
conoscono la nebbia incollata al cielo
senza pratica di volo

Fai strage di passi
salpa

 

 

NOTE

Nota di luce

È luce che tenta la fuga
e sparge il giallo
ha vocazione per il sogno
dopo aver messo i confini alle cose
s’imbatte nei luoghi li ferma
afferra la voce la porta con sé

Due foto della cerimonia di premiazione svoltasi il 29 settembre 2018 nella splendida cornice della Villa Murchio/Olivetti di Alassio.
Con Lamberto Garzia e altri giurati era presente Giuseppe Conte
con i vincitori e i segnalati delle diverse sezioni, legate alla sua poesia.

     

 

Autori vincitori antologizzati nel libro stampato dall’associazione Mondo Fluttuante, Sanremo settembre 2018:  Camilla Ziglia, Ettore Fobo, Antonio Nepita, Giancarlo Stoccoro, Alessio Orsetti, Giuseppina G. Riccobono, Raffaella Massari, Silvio Straneo, Alessandra Corbetta, Alessandro Lanucara, Simona Giorgi.

 

 

 

ALLA CORTE DELL’ES

Lucia Papaleo, Daniela Toschi, Antonio Spagnuolo, Emir Sokolovic, Giuditta Di Cristinzi, Maria Teresa Tedde, Adalgisa Zanotto, Flavio Almerighi, Raffaele Floris, Nadia Chiaverini, Simone Pansolin, Patrizia Da Re, Claudio Damiani, Andrea Barretta, Marisa Papa Ruggiero, Luigi Bray, Giovanna Cantarella, Valentina Ciurleo, Marco Zuccaro, Antonietta Fragnito, Adriana Bonardo, Adriana Gloria Marigo, Antonio Bianchetti, Sabrina Santamaria, Annalisa Ciampalini, Alessia Bronico, Raffaella Massari, Letizia Di Cagno, Pietro Roversi, Maria Cristina Barbolini, Domenico Setola, Roberto Crea, Marisa Lissoni…

 

“L’Es non ha bisogno di noi per emergere, perciò non ci può essere tradimento. Solo tentativi maldestri di nascondere qualcosa. L’Es trova sempre una fessura nella quale infiltrarsi. E noi possiamo tentare di essere sordi o ciechi e illetterati (Incapaci di leggere)”. (Lucia Papaleo)

“L’Es è indecifrabile per natura, ma trovo necessario offrire a esso la nostra mente provando continue interpretazioni: è questo il nostro dialogo con l’Es, l’unico che possiamo avere, ed è un dialogo bellissimo”. (Daniela Toschi)

“L’inconscio è il luogo della poesia e la poesia forgia la parola, riflettendo molto spesso la luce di altre poesie”. (Antonio Spagnuolo)

“La poesia è solo un enorme specchio”. (Emir Sokolovic)

“Sono, penso e scrivo consapevolmente solo me stessa”. (Giuditta Di Cristinzi)

“Ritengo che il proprio vissuto emozionale, che ha occupato lo scenario dalla nascita alla prima infanzia, detti i codici identitari della poesia, in una individualità e stile che caratterizzano il poeta come il colore dei suoi occhi”. (Maria Teresa Tedde)

Decifrare una poesia comporta amputazioni violente e irreparabili. Sento corretto il significato dell’”Umdichtung”: contiene il senso del “dono” che scaturisce da un altro dono. E nulla è donato per essere trattenuto o spiegato”. (Adalgisa Zanotto)

“Traduco” l’Es “e poi lo tradisco ogni giorno, come si farebbe anche con la migliore delle mogli. Una poesia elaborata da un’altra poesia è come masturbarsi di fronte alla foto di una pin up”. (Flavio Almerighi)

“Scrivere poesie, prima ancora di essere un esercizio di stile, è un esercizio di verità”. (Raffaele Floris)

“La poesia, secondo me, quando è vera, può essere parificata all’arte profetica per la sua forza spirituale profonda, come un sesto senso o un altro occhio”. (Nadia Chiaverini)

“Ho sempre bisogno di una scintilla di avvio, paragonabile a un seme: una frase, un verso o un’immagine forte di partenza”. (Simone Pansolin)

“Penso che in tutte le espressioni artistiche ci sia uno stretto rapporto con l’Es. Io considero Arte tutto ciò che esprime l’Anima (Anima Mundi) e solo questa energia che traspare senza difficoltà e raggiunge l’altro per me è importante”. (Patrizia Da Re)

“Tutte le opere dell’arte sono collegate tra loro, anche a loro insaputa”. (Claudio Damiani)

“Credo che il poeta sia un artista en plein air e l’artista un traduttore dell’afflato lirico”. (Andrea Barretta)

“Fare poesia significa indossare una lente 3D e vedere quello che non c’è”. (Marisa Papa Ruggiero)

Sogno e poesia “sono stanze della stessa casa, angoli di una camera in cui perdiamo la percezione della nostra staticità per fluttuare nell’aria delle proprie sensazioni”. (Luigi Bray)

“La poesia è un sogno a occhi aperti”. (Giovanna Cantarella)

“La poesia nasce anche nei nostri sogni”. (Valentina Ciurleo)

“Non bisogna perdere troppo la testa con l’onirico, perché i sogni si possono controllare e trasformare, in barba all’inconscio”. (Marco Zuccaro)

“Anche la poesia è gioco, è sogno. Gioco inizialmente solitario, poi condiviso. È lì che le regole del gioco cambiano, ognuno le interpreta, le accetta o le nega”. (Antonietta Fragnito)

“Mi sono accorta che ho sempre scritto in prosa, che ogni tanto era anche un po’ poetica; man mano che procedevo la poesia ha rubato spazio, dal momento in cui ho capito che ero incapace di inventare e costruire una storia”. (Adriana Bonardo)

“Poesia e prosa compiono l’opera quando la loro parola fa nascere nel lettore la percezione che il mondo è metafisico”. (Adriana Gloria Marigo)

“Solo una cosa è sicura: una poesia potrebbe scriverla anche un analfabeta, per scrivere una prosa bisogna almeno avere delle basi necessarie”. (Antonio Bianchetti)

“Il momento cruciale è sentire una spinta ossimorica che parte dalle proprie membra, un ‘lieve vortice’ di passione che spinge chi lo prova a prendere la penna e lasciare nuove impronte di se stessi”. (Sabrina Santamaria)

“Scrivere è per me un momento di grande intimità e concentrazione, ma è anche una sorta di stasi del pensiero, attimi in cui mi allontano dalla frenesia dell’attività cerebrale e aspetto che qualcosa di sorprendente venga alla luce”. (Annalisa Ciampalini)

“Mi sento sospesa e galleggiante tra le parole, fin quando decidono di fermarsi, e arriva il verso, arriva la musica”. ( Alessia Bronico)

“Ho sempre corrisposto al genio poetico una grande razionalità di pensiero”. (Raffaella Massari)

“Se la Poesia è fondamentalmente il parto di un’intuizione (pura; intesa come coscienza di vita, forza creatrice), non vedo come potrebbe- e dovrebbe- un pensiero razionale abbracciarla”. (Letizia Di Cagno)

“La scrittura guarisce. La scrittura è come la tosse o le piastrine e la coagulazione: se abbiamo catarro lo espettoriamo e respiriamo meglio, se abbiamo un taglio il vaso sanguigno viene chiuso e l’emorragia tamponata. La scrittura chiude il cortocircuito tra la superficie e i traumi interiori. Spurga, rimargina”. (Pietro Roversi)

“Mi stupisce il rapporto tra creazione poetica e fisicità, il corpo che cammina e la mente che trova i suoi percorsi; credo che l’Es si muova anche così”. (Maria Cristina Barbolini)

“Taccuino, cellulare. Cerco di avere sempre a disposizione un supporto qualsiasi per non perdere il momento magico e misterioso della nascita di un verso”. (Domenico Setola)

“Il mio taccuino è il mio tablet”. (Roberto Crea)

“Una volta erano risme infinite a raccogliermi i pensieri” (Marisa Lissoni)

 

I contributi completi nella pagina del questionario: Poeti e prosatori alla corte dell’Es

 

Poeti e prosatori alla corte dell’Es: questionario

Forma del dono

Sono spesso albe a custodire i vivi

senza pretendere un testimone

appena alzato nel digiuno dell’amore

quasi fosse un atleta o un soldato

nella città assediata

 

La mano insegue il trofeo delle nuvole

la forma rapita dell’ignoto

Lacrime basse

hanno sorgente in altri occhi