Parole sotto assedio Tema con variazioni

 

La parola, a volte,  sembra occupare luoghi arbitrari e, riempiendo gli spazi, ne dilata i cedevoli confini fino a reinventare le forme. Più spesso raggiunge precisa idee astratte e le contiene in uno stampo perfetto, ben riconoscibile. Appartiene al lato occidentale della terra e la difende con cinta alte e steccati. Solo nel primo caso abita a oriente ma non sta ferma mai. Soprattutto di notte, si fa accogliere da tutti.

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Scegli un luogo e fermati. Prima o poi il mondo passerà di lì.


Ti passano accanto tutte le parole: alcune si fermano e non passano più.


Non puoi scappare alla notte per quanta luce tu faccia.


Anche nei luoghi più piccoli il buio è un gigante.


ll buio raggiunge luoghi inaccessibili alla luce.


Certe finestre si aprono soltanto al buio.


Vietato sporgersi troppo,l’abisso è una calamita.


Si può volare molto in alto solo se si rimane legati a un sogno.


 

Anche un sogno si srotola dal suo inizio. Avevi attraversato la finestra coi tuoi baci, fino a sfiorare la testa china sul guanciale: una scelta impegnativa tornare da grandi, quando le cose importanti sono già fatte. Mi sono svegliato assediato dalle tue mani, un silenzio assordava la stanza in penombra. Tanti corpi erano accatastati gli uni sugli altri e nessuno che contenesse il tuo ultimo sguardo. Intanto la neve in giardino nobilitava gli alberi. Stava rendendo loro finalmente giustizia, proteggendoli dal gelo più intenso.


La corrispondenza dei sogni

Immagini che solo la notte può traghettare
da una riva all’altra.


Mai fidarsi dei sogni che s’infilano lesti sotto il piumino e si portano addosso il mondo.


Non smettere l’abbraccio anche se l’anima è prigioniera.


Nessun viaggio porta lontano se non sposta l’ombra da sé.


Una buona luce sa accogliere molte ombre


Non erigere mura di cinta dove la nebbia ancora c’è.


Accogli la sorpresa come un’eco del mondo.


Se la risposta tarda, non rattristarti. Pensa a quanta stradapuò fare la domanda.


Preziosa è la parola che accoglie l’interrogazione.


Farsi ospitare dal silenzio, giocare a nascondino con le parole.


Il silenzio è pieno di nascondigli.


Solo il silenzio può comprendere tutte le parole.


La parola langue nel silenzio acceso.


Morte sono le parole che non si destano dal loro traguardo.


Un pensiero troppo lucido è come una lastra di ghiaccio.


Il pensiero, come le acciughe, sta a galla quando fa la palla.


Un pensiero che espropria il dolore è un pensiero razzista.


A volte ci scambiamo parole e cementiamo addii.


Mi hai attraversato la pelle e ti sei fermata come un tatuaggio.


Gli affetti non stanno mai in ozio.


Nessun diario conosce la leggerezza.


Troviamo le parole quando abbiamo smesso di pensarle.


Le parole hanno occhi per scegliere chi debba pronunciarle.


Non c’è frase che non rimanga prima o poi incollata alla bocca.


I pesci non tengono mai la bocca chiusa.


Ospite scomodo è lo straniero che non impara il dialetto.


Chi tollera poco il dubbio, apre finestre piene di divieti.


Alcune distanze sono presidiate, bisogna prenderne atto finché gli occhi sono aperti.


Non c’è nudità prima dell’alba.


La solitudine è sfacciata.


La solitudine trova sempre calzini spaiati.


La solitudine occupa luoghi precisi, se ne sta discreta in disparte  e non attende che il treno parta. Si nutre di assenze e le giustifica sempre; cataloga le piazze e soprattutto le finestre che guardano il mare, perché non c’è niente come il mare che abiti la lontananza. Un cielo sgualcito lo si trova ovunque fuori dalla porta, costringe gli occhi a guardare in modo innaturale verso l’alto.


Non c’è luogo per l’assenza.


La tua assenza è la mai disciplina.


Non potiamo le assenze, piuttosto camminiamo sui cornicioni
e sguainiamo la spada contro le stelle.


Capitombola la frase intravista,
stava sonnambula per aria alla finestra.


Cammina lentamente come chi si trova già in alto e si lascia prendere dalla vertigine. Eppure, a guardarlo da lontano, è soltanto in bilico sulle punte dei piedi o al più sospeso di un paio di centimetri da terra. Niente di eclatante,  per noi abituati a viaggiare da sonnambuli nelle prime ore del mattino. Più ti avvicini e più ti sembra goffo, mentre arranca sulla spiaggia tra i sassolini e le conchiglie. Non è fatto per i luoghi di confine.


Ognuno sopravvive a lungo solo a se stesso.


Scrivere sempre per non continuare a morire.


Ogni poesia è un nuovo incontro col mondo.


La parola operosa traghetta il silenzio da una bocca all’altra, come la formichina una briciola di pane. Per entrambe una fatica immane.Basta un ostacolo minuscolo a modificare la traiettoria, un improvviso starnuto a mandarle gambe all’aria.


Spossessarsi di sé, abitare i contorni e la forma breve. Custodire il silenzio come una reliquia, affondare la parola.


Non ombre da addomesticare, strettoie da superare, amori grandi da spingere al sacrificio, farsi ciottoli per le strade che portano dritto al cuore del mondo.

 

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