Prove di arrendevolezza

La calma del mare richiede uno sguardo dall’alto,

un tempo arreso alle foto in bianco e nero

si fa visitare per secoli dalla stessa alba.

La gente sta a riva e dà un’occhiata,

per un altro giorno è salva.

 

(in “Forme d’ombra”, Mondo fluttuante,2017)

 

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La mia vita si accompagna a una costante insonnia.

Il sogno mi sorprende nei giorni più opportuni, quando le immagini che incontro sono da tempo in attesa di un nome.

Nessun luogo sopravvive a lungo di didascalie: raggiungo frasi, cambio qualche data, metto un punto.

Vado ancora a capo.

 

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Altri giorni asciugano le sillabe, rovistano negli angoli più nascosti, prima di lasciare la casa a un silenzio che profuma ancora di inchiostro.

Matite colorate e un rotolo di carta da disegno restano in bella vista sulla scrivania, accanto alla finestra della mia stanza.

Attendo che il mondo si metta finalmente all’opera.

 

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La penombra toglie la cornice alle persone, alle cose e lo sguardo finisce di indirizzare i gesti all’ultimo incontro con la luce. L’aria risponde col profumo della terra fiorita in strada e la furia del tempo si ferma.

 

(in “Forme d’ombra”, Mondo fluttuante,2017)

 

 

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Un silenzio che passa da una stanza all’altra non sempre si porta tutto con sé, neanche quando c’è spazio si allontana più leggero.

A volte si trasmette da muro a muro, da porta a porta, senza nemmeno attraversare il corridoio lungo e stretto della casa ereditata dalla nonna.

Solo di rado il silenzio si muove, come fa l’aria al mattino, seguendo la prima luce.

 

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Capita di voler spogliare il silenzio e di scoppiare improvvisamente a piangere come quando si inizia a sbucciare una cipolla. Chi ha già speso tutte le lacrime o si accompagna a una lunga assenza si porta addosso il silenzio come un vestito buono per ogni stagione.

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Non abbiamo bisogno di testimoniare grandi assenze, a volte basta la nostra piccola e impareggiabile perdita dell’io.

Gli psichiatri troveranno subito la cornice più opportuna a garantire una diagnosi rassicurante per il mondo circostante.

I poeti, che in città si muovono ancora in tram, continueranno a prendere appunti e scenderanno probabilmente alla fermata sbagliata.

Se saranno fortunati, torneranno a casa a piedi, declamando tra sé e sé i loro nuovi versi.

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Ho passato il giorno nella protesta infantile di chi vive l’abbandono sempre al suo inizio, incapace di avvertire che gli affetti da qualche parte stanno, anche se sono lontani.

In questi casi non c’è luce che ripari la distanza.

Occorre attendere il mestiere del sonno: la posa delle palpebre sugli occhi, il silenzio che arresta la voce, il respiro sintonizzato con il moto leggero della navicella dei sogni.

 

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L’esistenza si spiana per troppa nostalgia, rinuncia alle vette, ai viaggi in mare aperto.

Si lascia accogliere dalla finitezza del campo dietro casa, prima dello scavo per la costruzione delle nuove villette a schiera.

 

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Mi spingi avanti, convinta che sia l’unica cosa da fare: consegnarmi ai giorni, alla conta solitaria delle ore, a infiniti passaggi di tempo.

Quasi intuendo il gesto, appena mi volto, pochi passi più in là, lanci una matita e una gomma.

Mi dici cancella tutto ma, se proprio non ne sei capace, mettici almeno una bella riga sopra.

 

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Hanno appeso i giorni alle pareti, uno sull’altro le hanno rese spesse.

Raramente qualcuno si stacca e cade con un piccolo tonfo sul pavimento di lucido marmo, per poco lo scalda.

Solo il soffitto resta bianco candido, quasi fosse pitturato di fresco, finché non si apre al cielo che ha nuvole basse sempre in agguato.

 

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2 risposte a “Prove di arrendevolezza”

  1. Ombre che accolgono mentre il silenzio gioca con l’insonnia perennemente presente ! Creatività che espande e si rende poeticamente viva in attesa del sonno che s’aprirà al sogno! Vivere la notte come fosse un giorno sempre nuovo e ridestarsi a fatica per non perdersi nel cammino intrapreso con leggerezza d’anima! Arrendevolmente chiara! Ogni bene a chi sa donarsi e ridestar nell’altro chiari pensieri ! Namaste’

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