Naufrago è il sogno

Finalista per la silloge inedita al Premio Internazionale Senghor nel dicembre 2019, dopo ulteriore revisione e l’inserimento delle plaquette  “Benché non si sappia entrambi che vivere” e ” Forme d’ombra” (edite a Lugano da alla chiara fonte) è stato pubblicato da Ensemble nel febbraio 2020.

Le poesie sono per me (…) come boe in mare aperto.
Nuoto da una all’altra e in mezzo all’acqua, senza di
esse sono perduto. Le poesie sono punti di ancoraggio.
Anselm Kiefer

Ma chi l’avrebbe detto che intrecciare
le nostre mani un giorno fosse un sogno?
Pure fra noi si alza un vallo, orribile
ricordo di guerra.
Maria Luisa Spaziani

Di seguito tre testi contenuti nella silloge:

La vita gronda distanze
quando i giorni si pensano uniti
annuncia un passaggio di sguardi
somma orizzonti li piega alle rotaie

dove transitano vagoni confinano spazi
e tu spargi corpi li semini a spaglio
io vedo già muovere la falce
estinguo la voce perché l’abbraccio è muto

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Sui luoghi di passaggio
sposa la meraviglia
qui naufrago è il sogno

Se allunghi lo sguardo
i giorni avanzano
con i cannoni puntati

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Il metro è la distanza
viviamo nello scarto
ci consegna una parte d’infinito

l’orizzonte satellite di una confinata meta
il passo fermo su un’improbabile soglia

 

Naufrago è il sogno

 

https://www.ibs.it/naufrago-sogno-libro-giancarlo-stoccoro/e/9788868815974

 

Frasi per gli occhi (Il tempo unito dalle parole)

 

A volte, quando si scollina, anche ciò che resta dietro torna a essere infinito.
Come se la distanza fosse garanzia di orizzonti, si è pronti a guardare l’inafferrabile con stranita bellezza.
Non che manchi la vertigine del vuoto, ma c’è un pericolo più grande ed è lo sguardo saturo di tutto, la domanda imprigionata da una subitanea risposta.
Vivere la vita in cerchi sempre più ampi è la traccia lasciata da Rilke e i poeti lo sanno bene quanto la scrittura sia questione d’abisso, le parole accese custodiscano un segreto perché il buio abita sempre luoghi inaccessibili alla luce.
Il poeta è ospite di una lingua vaga e indefinita ma viva, fuori dall’uso, che lo accompagna e lo sostiene nella sua illusione di salvezza.
L’opera compiuta appaga, forse il lettore ancor più che l’autore, il bisogno di recuperare ciò che è rimasto indietro e raffigurare ciò che avverrà e così suggellare il cerchio del nostro essere.

 

In queste settimane di forzato isolamento e orizzonti sospesi ho raccolto alcuni testi brevi o brevissimi. Le immagini, tranne quelle firmate, sono di Virg Ann.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 (fotografia di G. Stoccoro)

 

 

 

ALLA CORTE DELL’ES

Lucia Papaleo, Daniela Toschi, Antonio Spagnuolo, Emir Sokolovic, Giuditta Di Cristinzi, Maria Teresa Tedde, Adalgisa Zanotto, Flavio Almerighi, Raffaele Floris, Nadia Chiaverini, Simone Pansolin, Patrizia Da Re, Claudio Damiani, Andrea Barretta, Marisa Papa Ruggiero, Luigi Bray, Giovanna Cantarella, Valentina Ciurleo, Marco Zuccaro, Antonietta Fragnito, Adriana Bonardo, Adriana Gloria Marigo, Antonio Bianchetti, Sabrina Santamaria, Annalisa Ciampalini, Alessia Bronico, Raffaella Massari, Letizia Di Cagno, Pietro Roversi, Maria Cristina Barbolini, Domenico Setola, Roberto Crea, Marisa Lissoni…

 

“L’Es non ha bisogno di noi per emergere, perciò non ci può essere tradimento. Solo tentativi maldestri di nascondere qualcosa. L’Es trova sempre una fessura nella quale infiltrarsi. E noi possiamo tentare di essere sordi o ciechi e illetterati (Incapaci di leggere)”. (Lucia Papaleo)

“L’Es è indecifrabile per natura, ma trovo necessario offrire a esso la nostra mente provando continue interpretazioni: è questo il nostro dialogo con l’Es, l’unico che possiamo avere, ed è un dialogo bellissimo”. (Daniela Toschi)

“L’inconscio è il luogo della poesia e la poesia forgia la parola, riflettendo molto spesso la luce di altre poesie”. (Antonio Spagnuolo)

“La poesia è solo un enorme specchio”. (Emir Sokolovic)

“Sono, penso e scrivo consapevolmente solo me stessa”. (Giuditta Di Cristinzi)

“Ritengo che il proprio vissuto emozionale, che ha occupato lo scenario dalla nascita alla prima infanzia, detti i codici identitari della poesia, in una individualità e stile che caratterizzano il poeta come il colore dei suoi occhi”. (Maria Teresa Tedde)

Decifrare una poesia comporta amputazioni violente e irreparabili. Sento corretto il significato dell’”Umdichtung”: contiene il senso del “dono” che scaturisce da un altro dono. E nulla è donato per essere trattenuto o spiegato”. (Adalgisa Zanotto)

“Traduco” l’Es “e poi lo tradisco ogni giorno, come si farebbe anche con la migliore delle mogli. Una poesia elaborata da un’altra poesia è come masturbarsi di fronte alla foto di una pin up”. (Flavio Almerighi)

“Scrivere poesie, prima ancora di essere un esercizio di stile, è un esercizio di verità”. (Raffaele Floris)

“La poesia, secondo me, quando è vera, può essere parificata all’arte profetica per la sua forza spirituale profonda, come un sesto senso o un altro occhio”. (Nadia Chiaverini)

“Ho sempre bisogno di una scintilla di avvio, paragonabile a un seme: una frase, un verso o un’immagine forte di partenza”. (Simone Pansolin)

“Penso che in tutte le espressioni artistiche ci sia uno stretto rapporto con l’Es. Io considero Arte tutto ciò che esprime l’Anima (Anima Mundi) e solo questa energia che traspare senza difficoltà e raggiunge l’altro per me è importante”. (Patrizia Da Re)

“Tutte le opere dell’arte sono collegate tra loro, anche a loro insaputa”. (Claudio Damiani)

“Credo che il poeta sia un artista en plein air e l’artista un traduttore dell’afflato lirico”. (Andrea Barretta)

“Fare poesia significa indossare una lente 3D e vedere quello che non c’è”. (Marisa Papa Ruggiero)

Sogno e poesia “sono stanze della stessa casa, angoli di una camera in cui perdiamo la percezione della nostra staticità per fluttuare nell’aria delle proprie sensazioni”. (Luigi Bray)

“La poesia è un sogno a occhi aperti”. (Giovanna Cantarella)

“La poesia nasce anche nei nostri sogni”. (Valentina Ciurleo)

“Non bisogna perdere troppo la testa con l’onirico, perché i sogni si possono controllare e trasformare, in barba all’inconscio”. (Marco Zuccaro)

“Anche la poesia è gioco, è sogno. Gioco inizialmente solitario, poi condiviso. È lì che le regole del gioco cambiano, ognuno le interpreta, le accetta o le nega”. (Antonietta Fragnito)

“Mi sono accorta che ho sempre scritto in prosa, che ogni tanto era anche un po’ poetica; man mano che procedevo la poesia ha rubato spazio, dal momento in cui ho capito che ero incapace di inventare e costruire una storia”. (Adriana Bonardo)

“Poesia e prosa compiono l’opera quando la loro parola fa nascere nel lettore la percezione che il mondo è metafisico”. (Adriana Gloria Marigo)

“Solo una cosa è sicura: una poesia potrebbe scriverla anche un analfabeta, per scrivere una prosa bisogna almeno avere delle basi necessarie”. (Antonio Bianchetti)

“Il momento cruciale è sentire una spinta ossimorica che parte dalle proprie membra, un ‘lieve vortice’ di passione che spinge chi lo prova a prendere la penna e lasciare nuove impronte di se stessi”. (Sabrina Santamaria)

“Scrivere è per me un momento di grande intimità e concentrazione, ma è anche una sorta di stasi del pensiero, attimi in cui mi allontano dalla frenesia dell’attività cerebrale e aspetto che qualcosa di sorprendente venga alla luce”. (Annalisa Ciampalini)

“Mi sento sospesa e galleggiante tra le parole, fin quando decidono di fermarsi, e arriva il verso, arriva la musica”. ( Alessia Bronico)

“Ho sempre corrisposto al genio poetico una grande razionalità di pensiero”. (Raffaella Massari)

“Se la Poesia è fondamentalmente il parto di un’intuizione (pura; intesa come coscienza di vita, forza creatrice), non vedo come potrebbe- e dovrebbe- un pensiero razionale abbracciarla”. (Letizia Di Cagno)

“La scrittura guarisce. La scrittura è come la tosse o le piastrine e la coagulazione: se abbiamo catarro lo espettoriamo e respiriamo meglio, se abbiamo un taglio il vaso sanguigno viene chiuso e l’emorragia tamponata. La scrittura chiude il cortocircuito tra la superficie e i traumi interiori. Spurga, rimargina”. (Pietro Roversi)

“Mi stupisce il rapporto tra creazione poetica e fisicità, il corpo che cammina e la mente che trova i suoi percorsi; credo che l’Es si muova anche così”. (Maria Cristina Barbolini)

“Taccuino, cellulare. Cerco di avere sempre a disposizione un supporto qualsiasi per non perdere il momento magico e misterioso della nascita di un verso”. (Domenico Setola)

“Il mio taccuino è il mio tablet”. (Roberto Crea)

“Una volta erano risme infinite a raccogliermi i pensieri” (Marisa Lissoni)

 

I contributi completi nella pagina del questionario: Poeti e prosatori alla corte dell’Es

 

Poeti e prosatori alla corte dell’Es: questionario

La nuda morte del consulente funerario Charlez Berthouzoz

 

L’ex sacerdote Charles Berthouzoz  (1944-2013) ne “La nuda morte” scrive un’ antologia legata all’attività di consulente funerario: una personalissima “Spon River”, tradotta da Alberto Nessi e pubblicata in edizione bilingue (francese/italiano) da alla chiara fonte di Lugano. Ringrazio l’editore Mauro Valsangiacomo per il dono.

Tre testi

Lei mi teneva il braccio
durante la sepoltura del marito
– come fa tutto bene!
– come mi è prezioso!
– pensi sessant’anni di matrimonio!
– che farei senza di lei?

L’ho vezzeggiata, commosso
da quella fiducia infantile.
E’ della razza degli esseri rari,
sempre contenti,
per i quali la bontà
non ha un secondo fine.
Una visita è un regalo.
La vita, una grazia.


Proibito morire
in certe cliniche!

<<Venga tra mezzanotte e l’alba,
con una macchina comune,
in modo discreto
all’entrata dei fornitori>>.

Preleviamo il cadavere,
una vergogna
per la medicina
e l’efficienza
dell’istituto.

Escluso avanzare una critica:
chi pagherebbe le nostre imposte?


In questo la morte
assomiglia alla nascita:
i più logori luoghi comuni
fanno effetto.
-Come somiglia a suo padre…!
-Sembra che dorma…!

http://poesiaallachiarafonte.ch/volgere-traduzione/

http://www.cdt.ch/cultura-e-spettacoli/notizie/120598/poesie-sulla-morte-pubblicate-in-bara.html

Quando una poesia acquisisce autonomia rispetto al proprio autore

Le proprie poesie, rilette a distanza di tempo, possono sembrare scritte da estranei.
Lou Andreas Salomé nel suo “Sguardo sulla vita” rievoca l’esperienza, accompagnata da una sensazione particolare, del ritrovamento di alcuni versi che parevano non appartenere alla propria biografia ma “scaturiti da un antico sapere ancestrale, da una rinnovata esperienza di quello choc originario in serbo per ogni uomo che si desti alla vita conscia, uno choc di cui la vita stessa non cesserà mai di recare traccia incancellabile”.

Cosa ne pensate al riguardo?