La disciplina degli alberi

La disciplina degli alberi

 

 

Non chiedere, all’oceano, di indicarti la strada.
Poni, piuttosto, la domanda al giunco che l’ha
perduta.
E. Jabès

 

Una nuova raccolta inedita in tre sezioni (Segnali di resa, Geometrie dell’abbandono e Luoghi ligi) ha preso finalmente forma. Contiene poesie scritte negli anni 2014-2015, interamente rivisitate dall’autunno scorso a oggi .Propongo qui 3 testi:

 

Sono parte del nome

gli obblighi sociali e le parole

sbalzate dai dizionari

a fare bella mostra sulla pagina

del libro scritto da sé

 

Il resto

è la vita che non si cataloga

gli innesti mancati di amore cieco

e di più neglette contaminazioni del cuore

Gli affetti non stanno mai in ozio

 

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Inizi a fotografare la vita dal basso

e lo fai con stile

 

un dettaglio l’alba accesa sull’ultimo parco

o l’arte antica di tagliare l’erba con la falce

 

se allunghi lo sguardo

la manutenzione si fa adesso sul groviglio

di strade larghe dove crescono i ponti

e la speranza si getta dal cavalcavia

 

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Non c’è più ordine tra le cose

quando irrompe nelle cesure

il silenzio

 

incrocia sguardi interroga gesti

anima persino gli oggetti

 

In un quadro di luna persa

non resta che salire

la scala vertiginosa del sogno

Giancarlo Stoccoro

 

 

 

 

 

Tre poesie di Silvia Secco

Mi hai detto – rinomina il mondo

come il primo uomo, pronuncia il gusto

all’infinito, dì il nome del frutto.

Io, ogni cosa chiamo, ognuna genero

e sono dio nel mio chiuso giardino

e questo è il mio figlio prediletto

che ho dato in cibo al lupo. E questo

che ne rimane lo impasto di nuovo

io qualche decina di amarene

mi covo nel grembo. Per voi preparo

un pane in dono, minuscolo ed agro.

 

***

 

So la gestazione del dolore, lenta

nei sostrati. Gli aghi smessi dalle alture

sono scesi, coprono il luogo della cova.

La resina cala il suo destino d’ambra

riscrive per intero Robert Frost

sulle ali degli insetti. Si assicura l’immortalità

che non riguarda gli umani.

Loro si ostinano nella finzione

– parlano del tempo come se ne avessero –

 

***

 

Le anziane madri – le mani sul ventre

che ha custodito – hanno nozione

del tempo. Ci cantano all’orecchio

che ne avremo, da morte, per riposare

la quiete concessa finalmente

la coerenza dell’ultima parola

fissata nell’eternità, quando saremo pietre

purissimi diamanti, e non avremo pietà

di nessuno. Allora, senza gli occhi, senza l’opinione

saremo trasparenti esseri di perfezione.

Sceglieranno per noi i fiori delle spose. Poi

dopo le cerimonie, ci dimenticheranno.

 

***

Poesie di Silvia Secco

Dalla prima sezione “Tu sentissi come/ come mi urla il cuore questa litania./ Mi urla come un bambino.”

Della raccolta inedita “Amarene” di prossima auto-pubblicazione con Edizionifolli.

 

***

Silvia Secco (1978) nasce a Sandrigo, in provincia di Vicenza. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna, dove vive, e lavora a Milano. Scrive in italiano e in dialetto alto-vicentino. Sue poesie sono state premiate o segnalate in alcuni concorsi nazionali. Alcuni testi poetici compaiono nelle antologie dei premi, in riviste, o sono pubblicati in rete. Alcuni testi, inoltre, sono contenuti in antologie collettive (Sotto il cielo di Lampedusa, annegati da respingimento – Rayuela Edizioni – e Muovimenti, segnali da un mondo viandante – Terra D’Ulivi Edizioni -). In prosa ha curato la presentazione di alcune esposizioni fotografiche ed artistiche, in particolare per la pittrice vicentina Martina dalla Stella (www.martinadallastella.com); suoi articoli e recensioni ad altri autori si trovano nella rivista Le Voci Della Luna e nella fanzine on line per la diffusione della poesia Versante Ripido (www.versanteripido.it) con la quale collabora dal 2015. Grazie al Premio Franco Fortini, nel 2014 ha pubblicato con la casa editrice CFR di Gianmario Lucini la sua raccolta poetica d’esordio: L’equilibrio della foglia in caduta, la quale ha ricevuto il secondo premio per la poesia edita al concorso San Domenichino Città Di Massa. Ha fatto parte dello staff organizzativo del Festival Bologna In Lettere, diretto da Enzo Campi, e del gruppo poetico bolognese Gruppo 77. Realizza le piccole edizioni artistiche Edizionifolli. A luglio 2016, con Samuele Editore, pubblica il suo secondo libro di poesia Canti di cicale, le cui presentazioni sono proposte nella forma di recital-spettacolo in collaborazione con il giovane musicista e cantautore Alessandro Baro. Assieme alla redazione di Versante Ripido, da settembre 2016, è impegnata nella organizzazione e proposta della rassegna poetica IGiovedìDiVersi, giunta, nel 2018, alla seconda edizione.

Tre poesie di Camilla Ziglia

SUBLIME IN LUCE
Quando la pupilla si spalanca
sul mare della meraviglia
in modalità automatica
il nervo ottico
attiva il grandangolo
il collo ruota
per allargarlo ancora;
la pelle rizza i recettori
più fini
i timpani escludono
le interferenze
le braccia si sollevano
impercettibilmente
col respiro
i piedi in stallo
pulsano e si dilatano
come le mani
lo stomaco incassa il colpo secco
e poi si scioglie lento
in basso
il cuore in ascolto
accorda il battito all’armonia
il baricentro disegna un piccolo
cerchio di vertigine
il cervello controlla le funzioni vitali
e basta.
Eccolo, solo allora,
il balzo dell’anima
sublime.
LA MORTE DI CHRONOS
Come San Giorgio a cavallo
trafiggere il drago orfico
redivivo ad ogni luce del pensiero,
la triade temporale
l’allegorico medioevale,
pervadente relazioni
memorie proiezioni.
Crea a sua immagine
dall’informità del limo
sostanze predicanti
i sistemi linguistici,
e poi non emette il fiato!
Eliminare questo padre
onnipresente, eliminare
i tempi verbali soggioganti
il pensiero esteso
al quale sciogliere nuove voci
a dargli canto e carne!
Allora occhi negli occhi
stringere la mano
alla Morte, en fin de partie.
RITORNO AL CENTRO
Pedalo in direzione centrifuga
per unirmi al vivo.
Si alberano le strade
e, oltre, il bosco pulito
lisciato dai legnaioli.
M’inoltro a gettare la bici
ai piedi dell’agonia
del giovane tiglio
sul limite della curvatura,
mi stringo nella sciarpa
al trionfo del rampicante costrittore.
Spoglio in uno braccia e collo:
non bastano i timpani
a sentire il soffio del vento
e serve serrare le palpebre
alle distrazioni.
Slaccio l’orologio ai canti rochi
spezzati del castagno
scavato dalla storia,
al vibrare contenuto
delle termiti.
Sbuffano le narici
con l’esplosione delle spore,
soffio le più risibili proiezioni
sul distacco a volo
del seme di tarassaco.
Qui torno al centro.
Camilla Ziglia è nata a Brescia, dove tuttora risiede, nel 1970. Si è diplomata al liceo classico “Arnaldo da Brescia” e laureata in Materie Letterarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore con tesi in Paleografia e Diplomatica. Ha vinto il premio “Agostino Gemelli” come miglior laureata dell’anno. Dopo corsi di perfezionamento e aggiornamento, si è abilitata all’insegnamento delle lingue e letterature greca, latina, italiana ed è attualmente in ruolo.
Sue opere compaiono nelle pubblicazioni antologiche dei premi in cui è stata segnalata (“Il Sublime”, “Ossi di Seppia”, “Finestre sul mondo”) e sulla rivista “Atelier online”. Terzo posto a “Le Occasioni”.

Tre poesie di Raffaele Floris

MACCHIA CIECA

C’è un sentiero fiorito che ritorna,
talvolta, frantumando le abitudini
dei giorni amari, dei pensieri morti,
di questa pioggia fine sulle strade
nere e guardinghe. Eppure è un’illusione,
lo so: non c’è mai niente che ritorna
davvero, e forse il viso di mia madre
che sorride in giardino sarà sempre
più lontano da me, da questa vita,
come una macchia cieca nella sera.

CORREDO

Quanti sogni nascondono gli armadi!
Fiori nei lini, broccati, lenzuola
ripiegate con cura nel silenzio
degli anni. Quanto sole nei cassetti,
adesso che se ne vanno le sere!
Quante porte sono rimaste chiuse
mentre il corredo andava fuori moda:
il legno vecchio odora di cantina,
anche il cielo è un lenzuolo senza nubi,
esanime in un brusio di cicale.

SCHEGGE

Oggi settembre è azzurro nonostante
l’angoscia ci sconfigga, a volte, e lasci
labbra di fiele e sacchi di fatica.
C’è così tanta vita nell’autunno
imminente: basta il coraggio antico
di fermarsi, ogni tanto, per guardare
il cielo e non pensare che le lacrime
scendano invano. In fondo siamo fatti
di polvere, schegge di un’altra luce.

Poesie terze classificate alla IV edizione (2018) del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie

Raffaele Floris

Un libro di Raffaele Floris

 

Tre poesie di Alessandra Corbetta

Sulla bilancia

Alla linea dritta

dentro al piccolo quadrato,

con la testa china

e l’aria trattenuta come fiato

per lo stupore davanti

alla nazionale che tira

al mondiale e fa gol,

ho chiesto un numero esatto

che mi dicesse

quanto ho sbagliato

a voler essere altro.

 

Sulla coerenza

Strappato un sopracciglio sei già un altro

e la rifrazione dello specchio,

in cui già diverso ti guardi,

ti racconta una storia nuova:

sono tutte storie, d’altra parte;

soprattutto quella di essere costanti.

La coerenza è il ghigno altalenante dei bugiardi

che preferiscono la codardia alle favole.

Poesie tratte da: Alessandra Corbetta, Essere gli altri, Erato, LietoColle 2017.

 

TULLIUM OXALICUM (inedito)

In principio fu proprio il Verbo

a smembrare le viscere della gioia.

L’equilibrio s’è perso ancora

dentro il labirinto di Minosse.

Per uscire, non il filo

ma globuli avvolti da acqua e cognac.

Una dissoluzione contro i moti, le mode;

in altra lingua, il male

delle maledette parole.

Alessandra Corbetta

https://www.alessandracorbetta.net/