la bellezza salverà “davvero” il mondo?

“E’ possibile condurre simultaneamente l’attività di poeta e quella di individuo avvolto nel tessuto delle relazioni umane ?” , si chiede e chiede ai suoi lettori Tzvetan Todorov, che aggiunge ” o i due rami del fiume devono restare nettamente separati, dato che uno solo può essere privilegiato?” L’autore cita Rilke ma la questione resta attuale. Franco Loi, che riconosce in Dostoevskij un romanziere-poeta, ricorda, in una recente intervista,  di aver scritto alcune sue raccolte di poesie (Strolegh e L’ angel) in periodi di assoluta solitudine.
Cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza al riguardo?

15 risposte a “la bellezza salverà “davvero” il mondo?”

  1. Ciao Giancarlo.

    Per ciò che vale, per ciò che è la mia esperienza, confermo quanto suggerito da Loi, ovvero: la solitudine mi è stata indispensabile per scrivere. Senza di essa, nessun verso.

    Altre cose che mi sono state indispensabili: l’angoscia, il dolore, la depressione, le droghe e le allucinazioni. Senza queste, nessun verso.

    Ciò non significa che il poeta ami star solo, o meglio: che ami star solo tutto il tempo. Del resto, gran parte delle poesie nascono a causa delle relazioni umane. Il fatto che abbia scritto “a causa” invece che “per merito” è lievemente straziante, per me.

    Mi è tornata in mente una mia vecchia frase:
    – Bellezza si vive da soli, semmai in compagnia di se stessi.

    Un cordiale saluto.

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