Inediti di Flavio Almerighi

Senza gradire

Il giorno in cui riceverò
la sospirata notizia
– hai smesso di respirare,
l’accoglierò senza gradire
e con un certo scetticismo,
finirò come quello
che da sempre
cerca di incontrarsi,
mancherò l’appuntamento
col sostituto di me stesso.
Le parole rimarranno
sulle gambe,
legnose e indegne
di chi le ha precedute,
– tu sei l’amore mio
dirò, badando
a non invecchiare troppo.
Alla fine vorrei essere
di nuovo quello della moto
incurante, bagnato
da fare tenerezza

 

Malattie del corallo

Il clima ridotto a bordate d’applausi
spedite controvento agli stessi prestanome.
Basta domeniche ridotte a puntate
leccando il gelato
o a leccare il culo.
Amo Václav Havel la sua ex primavera.
Albino Luciani mi ha illuso.
Pedro Pietri ha fotomontato
l’atto di nascita,
la sciarpa è di Isadora Duncan.
Figlia, voglio tu sappia che
a forza di tracciare cammini di santiago,
reietti voluti da Dio e angeli morti,
diverremo parodie di barriere coralline,
ti comprerò l’agenda per non dimenticare.
Siamo malattie del corallo,
le nostre donne partoriscono futuro
e lo nascondono a casa.
Ditemi che è uno scherzo
altrimenti prego, sciogliete i cani.

 

Tecniche di paludamento

Teste in disordine, braccia piú piccole, incontrano soltanto propri simili. Allora si
rimedia un fucile da ficcare in fondo alla gola, e cosí fecero Otto Weininger nel 1903,
Vladimir Majakovskij nel ‘30, Ernest Hemingway nel ‘61, Guido Morselli nel ‘73, Guy
Debord nel ‘94.
Preferirono l’acqua Alfonsina Storni nel ‘38, Virginia Woolf nel ‘41, Paul Celan nel
‘70, Jean Améry nel ‘78, Lucio Mastronardi nel ‘79.
Ai gas chiesero conforto Sylvia Plath nel ‘63, Anne Sexton nel ‘74.
Pierre Drieu La Rochelle diventò leggenda col gas e un forte quantitativo di farmaci
nel ‘45. Yukio Mishima iniziò a decomporsi sul filo di una katana in diretta tv nel ‘70.
Emilio Salgàri, nonostante la tigre malese in giardino, si aprí ventre e gola con un
rasoio nell’‘11.
Sergej Esenin, ottima tecnica di paludamento, s’impiccò dopo essersi tagliato le vene
nel ‘25, Marina Cvetaeva nel ‘41 appese una corda al soffitto, salí su uno sgabello e tirò
un calcio.
Hart Crane nel ‘32, John Berryman nel ‘72 e Amelia Rosselli nel ‘96 si gettarono da
un ponte; Georg Trakl morí per overdose di cocaina nel ‘14, Beppe Salvia sparí in uno
sperpero di luce nell’‘85, Claudia Ruggeri aspettò l’autunno del ‘96.
Cesare Pavese si uccise in una camera d’albergo a Torino nel ‘50, sempre con i
sonniferi nel dicembre del ‘38 la giovane poetessa Antonia Pozzi attese la morte
distesa sulla neve immacolata di Chiaravalle. Eros Alesi non volle scrivere troppo e se
ne andò nel ‘74, Remo Pagnanelli nell’‘87.
Primo Levi si tolse la vita gettandosi nella tromba delle scale del suo appartamento
torinese anche lui nell’‘87; cosí come fece quindici anni dopo Franco Lucentini.
Simone Cattaneo non si sopportò piú a partire dal 2009
scrivere può preparare una vecchiaia perbene?

https://almerighi.wordpress.com/

<strong>Flavio Almerighi DIECI POESIE SCELTE da “Caleranno i vandali” (Samuele editore, 2016, pp. 108 € 12) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa</strong>

Tre poesie di Sabina Darova

Zgjimi  ( Il risveglio)

Fjalët trokasin
tre herë
tok tok tok
në portën e zemrës
si postierii mbi trungun e pemës
tre herë
tok, tok, tok
në tre fjalë:
– jam unë, pranvera
më janë harlisur rrënjët
e hidhma një  kovë ujë.

Il risveglio

Le parole bussano
tre volte
toc toc toc
sulla porta del cuore
come il postino sul tronco
dell’albero.
Tre volte
toc toc toc
in tre parole:
sono la primavera
le mie radici sono in pieno fermento
e chiedono un secchio d’acqua.

Squfur dhe rërë ( Zolfo e sabbia)

Të gjitha letrat,
të së hënës,
të javës,
të së djelës,
të mëngjesit,
të pranverës,
të dimrit,
të errësirës,
të dritës,
të shekullit,
presin,
pirg,
një mbi një,
në kullë ngujimi,
një kokëshkrepse,
fosfor të kuq,
të fërkohen,
me shpresën,
se fjalët,
do ndizen
do marrin,
përdore jehonën.
-Eeeeheiiiiii
ku je tiiiii?

E tymtë,
rruga,
drejt frëngjisë,
që vuan,
prej kohësh,
aneminë.

Zolfo e sabbia

Tutte le lettere
di lunedí
della settimana
della domenica
del mattino
della primavera
dell’inverno
del buio
della luce
del secolo
attendono
in pila
una sopra l’altra
in una fortezza recluse
un fiammifero
per sfregarsi
con la speranza
che le parole
si accendano
portando
per la mano l’eco
– Eeeheeeiii
dove sei?!

Fumata
la strada
verso feritoia
che soffre
da tempo
l’anemia.

Ngarkesë ajrore

Do te te dua për jetë
si në film, tha ai
edhe pse larg jemi.
Do të të dua për jetë
si në film, tha ajo
edhe pse pranë nuk jemi.
Për një çast
e mbajtën frymën
duke u parë në sy
si akulli në gotën e whiskit.
Premtimet
ndoqën dritën e hënës
duke rrëshqitur
si rrëshira trungut të pishës
për të llustrosur
mobiljet që,
veshën shtëpinë
e dikujt tjetër.

Carico d’aria

Ti amerò per la vita
come nei film, disse lui
anche se siamo distanti.
Ti amerò per la vita
come nei film, disse lei
anche se vicini non siamo.
In un attimo
trattenere il respiro
guardandosi negli occhi
come il ghiaccio nel bicchiere di whisky.
Le promesse
seguirono il chiaro di luna
Scorrendo
come resina dal tronco di pino
per laccare
i mobili che
arredavano la casa
di qualcun altro.

Sabina Darova

https://www.albanianews.it/autore/sabina-darova

Sabina: “Io, pioniera albanese ad Asti” – la Repubblica.it

 

Tre poesie per il cinema

The road

 Luoghi pieni d’ombra e bambini
esclusi dal palcoscenico
Gente che spinge le cose avanti
e si curva sui carrelli della spesa
Il tempo appena li imbriglia
non li trascina certo con sé
Questo a volte ci capita
di tracciare mappe per il mondo
e non avere terra dove andare

 

 

Departures

Ci sono morti che non sanno aspettare
e morti che non vanno mai via
Hanno il cranio raso
e in bocca la parola dei vent’anni
compiuta nel diploma di ragioneria
o per sempre sospesa
in una laurea a perdere
e nelle tesi di dottorato

Li tiene uniti
una ricomposta forma
e l’ignoto destino

Maledimiele

Una carezzevole ansia
e poi un lungo apprendistato
a metà tra il digiuno e la malattia

Lo sguardo severo sulle forme
della vita lascia l’anima incustodita

 

Giancarlo Stoccoro
(Poesie presenti in: Consulente del buio, L’Erudita, 2017)

 

 

 

 

 

 

Il bambino, poesia inedita di Donatella Bisutti

 

Il bambino

 

Non sa nulla

il  bambino che piange.

Il bambino dorme

e nei suoi sogni

si agita il futuro

già sa senza sapere

ciò che diventerà

delinquente o esploratore

benefattore dell’umanità

o suicida.

Il bambino dorme

e nei suoi occhi

scorrono luci e ombre

un brivido

sotto le piccole palpebre chiuse.

Egli sorride inconsapevole

del destino che l’attende.

Il mondo è ancora intatto

un giocattolo

cui avido protende

bocca e mani

e tutto vuole inghiottire

lui che sarà inghiottito.

Per questo

senza sapere perché

a tratti  piange

e si sveglia dal suo sonno.

 

 

Donatella Bisutti,    inedito

Sonetes di Giovanni Tesio

Un sonetto di Giovanni Tesio, autentico portavoce dell’Es

Sto strass ëd l’Es ch’a sta lagiù stërmà
am ciama minca tan con sò tambuss
e am parla da gamin, da scarpentà
për di-me che la vita a l’é pa ‘n fus.

E mi lo scoto e i-j deurvo cost mè uss
che chiel anfila come na fusëtta,
come na  ciòca a son-a soa baudëtta
e mi ‘m sento forà da sent përtus.

L’é chiel ch’a sofia fòra le paròle
che mi dësnò riusrìa nen a dì:
nen mi parlé ma chiel parle-me a mi.

A l’é ‘l mistere ‘d lòn ch’as dis da chiel
e a va dal catafus a toché ‘l cel.
Përchè ‘n tël sò giardin përfumo ‘l fròle.

Traduzione

Questo straccio di Es che sta laggiù nascosto/ mi chiama ogni tanto con il suo batacchio/ e mi parla da monello, da scapigliato/ per dirmi che la vita non è mica un fuso.// E io lo ascolto e gli apro questo mio uscio/ che lui infila come una saetta,/ come una campana suona il suo suono festivo/ e io mi sento bucato da cento buchi.// È lui che soffia fuori le parole/ che io altrimenti non riuscirei a dire:/ non io a parlare ma lui parlare a me.// È il mistero di ciò che si dice da sé/ e va dalla prigione fino al cielo./ Perché nel suo giardino profumano le fragole.

Giovanni Tesio (26 settembre 2017)