Nota di lettura a “case di tufo” di Luigi Bray

Sono esercizi di uscita dal tempo (come recita Andrea Colamedici nella nota introduttiva) o la testimonianza di un tempo altro, nel quale viene ospitato il lettore, queste poesie di Luigi Bray?
Non servono chiavi, ci si addentra senza fatica nelle stanze e si cammina anche senza essere sonnambuli.
Difficile distrarsi, più facile è sentirsi pervasi dalla “minuta fantasia” che anima questo breve viaggio nel libro di Luigi.

Gli amori rimandano
ai nostri animi inquieti;
come innocenti specchi.
Alla fine loro ci fanno
(ci hanno fatto),
origliare il sangue che fluisce,
sentire vivi,
nel bene e nel male.
Ci manca non il loro essere,
ma quello che ci facevano sentire.
Almeno credo.

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Le scarpe di chi non cammina
si consumano poco.
Che cosa ne sa una zebra
della nostra savana urbana.
Ed un pappagallo
della foresta tropicale?
saprà mai scodinzolare come un cane di città
che caca tra i lampioni.
È una malattia la nostalgia?
Me lo chiedi come se avessi la risposta.

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La mia casa al mare
è una casa di tufo.
Carparo.
Come le altre,
tufo e calce
patina su patina di ossido di calcio,
ogni anno uno nuovo.
Così, anno dopo anno.
Strat bianchi di tempo.
Erano fatte così
le case di tufo;
bianche stelle
dentro un incastro stregato.
Purificata.
Sono come gli uomini e le donne,
il tufo;
si sgretola ma sostiene tutto.
Resistenza e trasformazione.
La mia casa al mare
è una casa di tufo,
corrosa ma non corrotta dal mare.
Tutti dovrebbero avere
una casa di tufo dove tornare.

 

https://www.cesenatoday.it/cronaca/operatore-socio-sanitario-a-contatto-con-ragazzi-speciali-lancia-il-suo-terzo-libro.html

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