Trolliana : lettere di un vecchio carteggio interrotto

  TROLLIANA

Il tordo beffeggiatore è una simpatica specie di uccello ; prospera
ovunque nella patria tedesca, dove precisamente non si sa, si nutre
delle debolezze del suo prossimo ed esplode in risate liberatorie. La
sua affinità con l’allodola di Lipsia è inconfondibile.
Un groddeckiano riconoscente
(Satanarium,nr.XXII)

Prima lettera

“Che nessuno guardi l’altro da oltre la siepe se non c’è stato prima lui stesso. Ognuno  può verificare su se stesso o sugli altri la verità di questo detto : gli sarà utile per  la sua felicità e la sua salute. Se qualcuno ti chiama bugiardo, allora è certo che questo qualcuno, poco tempo fa ti ha mentito; se insulta un ladro, certamente ha da poco rubato egli stesso, e la sua avversione per la calunnia tradisce troppo chiaramente la sua inclinazione alla diffamazione e il fatto che egli stesso abbia calunniato. Il linguaggio dell’inconscio è così difficile da capire per il fatto che noi non lo esercitiamo mai. E – non lo si dimentichi – il fondo dell’uomo è pudico. E il pudore raramente parla a voce alta”. (Groddeck, Satanarium nr.XI)

Oggi sono così pudico che non so come iniziare; così non ti sorprenda che sia partito dal titolo.
E’ il computer che lo impone, quando apri un file poi lo devi salvare col nome. Avrei voluto chiamarlo “ESERCIZI” ma sarebbe stato troppo impersonale e ancor meno comprensibile per la corrispondenza che ci accingiamo a cominciare. La nostra amicizia deve molto a Groddeck e al suo “Libro dell’Es” sul quale insieme, l’anno passato, ci siamo esercitati. Spero che  condividerai la scelta di TROLLIANA invece di Groddeckiana  che,  come ben sai,  è il titolo di una raccolta di manoscritti di Groddeck depositati nella biblioteca di Baden Baden. Sono certo che ci sarà ben altro e il tuo apporto in questo sarà fondamentale.
A  presto.
Un piccolo troll

Seconda lettera

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si stringevano vicini, vicini, per proteggersi, con il calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche ; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno : di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza che rappresentava per loro la migliore posizione. Così il bisogno di compagnia, che nasce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini uno verso l’altro: le loro molteplici repellenti qualità e i loro errori insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro.
La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle maniere fini. A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance ! Con essa il bisogno di calore reciproco viene soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. Ma colui che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla compagnia, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli”. (Schopenhauer, Parerga e Paralipomena)

Mi pare una citazione troppo illuminante e illustre (sia Groddeck che Freud la riportano) per non rendertene partecipe. Mi ha colpito subito appena l’ho letta sul “Satanarium NR.VIII” qualche settimana fa e credo che vada pensata e ripensata a lungo. La trovo così crudamente realistica anche se preferirei pensare ad altre evenienze possibili non suggerite dall’autore perché ciascuno se le trovi da sé. E’ qui che forse si nasconde la trappola che ne concretizza in pratica l’impossibilità di raggiungere una posizione più accettabile. Nel trovarsi da sé si torna all’ultima soluzione proposta da Schopenhauer. Accetto suggerimenti.
A proposito, cosa aspetti a scrivermi ?
Il troll

Terza lettera

Conoscere e accettare le regole del gioco che si sta giocando è condizione essenziale per la sua riuscita. Purtroppo è molto difficile sapere quando si gioca oppure no. In linea di massima conviene tenere presente che si gioca sempre, che lo si desideri coscientemente o meno; la dimensione del gioco ci avvolge da piccoli, ci accompagna quando siamo cresciuti ( perlomeno in età) e ci rende omaggio perfino sulla tomba. Nella realtà la sola idea del gioco si presta a sentimenti contraddittori : se crediamo di giocare, allora tendiamo a sminuire ciò che facciamo (quante volte ci siamo detti, tanto è solo un gioco ?), altrimenti lo sovrainvestiamo e, se ci sembra di non riuscire a condurlo come avremmo voluto,  ci disperiamo.(Come non ricordare il comportamento di una nostra comune  amica durante le partite di Monopoli che assieme si facevano l’inverno scorso ?).Non voglio tediarti oltre con queste mie elucubrazioni. M’importava ricordare che i nostri esercizi  sono soltanto un gioco  anche se , forse, le regole si scoprono poco a poco…

Pochi giorni fa ho trovato, tra la moltitudine di libri che sono stato costretto a portare via dalla casa dei miei nonni (che come sai mio cugino sta vendendo), un vecchio libriccino dalla copertina arancione e dal titolo “Basi e Regole moderne di pubblicità”.  Stavo per cestinarlo quando un ultimo sguardo mi è caduto sul sottotitolo “Chiacchiere senza pretesa di un esperto, un libro che fa risparmiare e guadagnare” che non poteva certo lasciarmi indifferente.
L’autore è un certo Roberto Pomè, l’editore “Editrice Lealtà = Milano”, l’anno di pubblicazione il 1937 e il prezzo di lire 18 in città, 19,50 se venduto fuori Milano. Te ne riporto la pagina in cui l’autore cita “l’acuta riflessione dell’eminente collega inglese Alfredo Pemberton” che sembra perfetta per il nostro tema.
“Consiglio a chi ha un giardino: coltivare fiori ed arbusti che vengano bene  nel vostro giardino. Ogni giardino si trova in condizioni particolari. Varia il terreno. Variano l’esposizione al sole e l’ombra. Varia il clima. Un fiore che viene bene a Londra, dà un risultato meschino a Edimburgo, i tulipani faranno una bella riuscita in un angolo del vostro giardino e verranno su tisici in un altro punto.
“Una volta- mi diceva un amico- tentavo di forzare certe vegetazioni. Piantavo fiori esotici e mi tiravo addosso un’enorme fatica e un gran lavorio di cervello per curarne lo sviluppo. Ad onta di  tutti questi sforzi, il mio giardino era sempre una povera cosa. Allora smisi di contrariare la natura ed ora pianto solo ciò che vegeta spontaneamente e con vigore. Il mio giardino, adesso, è ricco di fiori e di fogliame. Il risultato è doppio e la fatica letteralmente dimezzata “.
“In questa esperienza c’è una filosofia. Nessuno riesce a farsi onore solo sgobbando pesantemente. Bisogna, invece, lavorare con intelligenza ed è meglio assecondare la natura che contrariarla. In altre parole, non mettiamoci in contrasto col nostro ambiente, ma teniamoci in armonia con esso. Se non possiamo coltivare fichi d’india o rose del Nilo, perché non dedicarci a fiori nostrani che otterremo, invece, con facilità ?”.
Con questo ti saluto e ti auguro,  seppur con ritardo, Buon Natale.
Il solito troll

Quarta lettera

Carissimo,
è un vero peccato che l’influenza ti abbia costretto a letto, impedendoti di raggiungerci in montagna per festeggiare insieme l’ultimo dell’anno. Del resto sono stati giorni di grande freddo e neve che ci hanno costretto a restare per la maggior parte del tempo asserragliati in casa. Ma non mi posso proprio lamentare, gli ospiti sono stati davvero gentili e discreti e non ci è mancata la possibilità di fare qualche breve passeggiata nel bosco circostante. Abbiamo potuto oziare  a lungo sul divano, vicino al caldo buono del camino, sempre acceso con profumatissimo legno di  abete ; ho letto abbastanza ma senza farmi tiranneggiare dai troppi libri che, portati con fatica nello zaino fin lassù, rivendicavano il loro buon diritto di farsi leggere. Più spesso ho dormito fino a tardi la mattina e anche di pomeriggio dopo abbondanti pranzi, amorevolmente preparati da F. e dalla sua famiglia. Osservo adesso che “il mio ventre si è fatto più grosso e ne deduco – Groddeck docet-  che sono gravido”(Groddeck, Carteggio Freud – Groddeck). A  proposito, quando ci decideremo a frequentare di nuovo la palestra ?

Da  un paio di giorni sono nel mio bivacco nella desolata campagna (…) che ancora oggi,  coperta com’è da neve e fango, malgrado la pioggia, sembra una sperduta landa siberiana. Aspetto di ricevere presto la lettera che mi hai spedito da (…)

P.S. : F. è riuscita, non senza difficoltà,  a disegnare al computer, riuscendo a riprodurre abbastanza fedelmente la caricatura che un paziente aveva fatto a Groddeck mentre era suo ospite alla Marienhohe (Alfonso Huppi, Groddeck Naser, Ubermalung eines portraits der Patientin E.H., 1926) . Te ne mando una copia che, spero, ti piaccia.

Il troll

 

                 Marienhohe

 

 

Una risposta a “Trolliana : lettere di un vecchio carteggio interrotto”

  1. Caro amico, è stato un piacere per me ospitare segretamente (almeno per quanto ho potuto) la figlia della tua paziente. Non mi avevi preparato al fascino di quella donna. Ha incantato tutti, anzi, la sua popolarità durante il soggiorno a Marienhohe ha superato quella del mio ben più illustre ospite , e questo è stato un bene, perché un certo scompiglio c’era stato: nessuno si aspettava di trovare qui il più famoso ballerino dei Balletti Russi, ormai tristemente afflitto da quella orribile malattia (schizofrenia, così lo ha diagnosticato Bleuler). La moglie Romola, che tu conosci, ha voluto condurlo qui su suggerimento… indovina di chi? Ma proprio di Margaret, la figlia della tua paziente! Non ti avevano detto niente, non è vero? Ebbene, è andata così, come poi ho scoperto: Margaret si era messa in testa che la sua malattia si era sviluppata quando aveva dovuto smettere di danzare per sciagurati motivi (la guerra, innanzitutto, e inoltre l’essere stato licenziato in tronco da l possessivo Diaghilev quando ha sposato la bella Romola) e quindi la soluzione, per lei, era semplice: farlo riprendere a danzare seriamente, facendo coppia con lui. La povera Margaret è rimasta sconcertata quando ha notato che Marienhohe non aveva spazio sufficiente . Ha fatto di tutto per farsi affittare a prezzi modici la Concert Hall, ma era occupata! Ogni giorno, ogni momento. Non c’è stato niente da fare. Ebbene, la settimana è trascorsa comunque piacevolmente. Lui ha fatto qualche passo di danza sorridendo, e gli altri ospiti erano entusiasti: non ha quasi mai proferito parola, è piuttosto ipomobile, direi quasi catatonico, pertanto scatenava entusiasmo qualsiasi sua parola e qualsiasi suo gesto, anche abbozzato. E’ così gentile, i suoi occhi sono veramente molto dolci, ecco perché comunica anche nella sua follia: trasmette qualcosa. Io ho visto l’Es, un Es allo stato puro, nei suoi sguardi e nel suo modo di muoversi (e anche di stare fermo) . Aveva come un’aurea di santità che si percepiva bene intorno a lui. Tuttavia un giorno, mentre sua moglie insisteva affinché si sottoponesse alla macchina del vapore, ha avuto una crisi terribile. Ha spinto Romola facendola cadere e si è messo a correre a grandi falcate e a balzi altissimi (pareva volasse) nel giardino della villa, superando al volo il cancello. Gli altri ospiti lo guardavano come se fosse una specie di demonio, si sono spaventati e turbati. Soltanto Margaret, la figlia della tua paziente, è riuscita a raggiungerlo e a portarlo indietro. Poi, per distrarre i miei ospiti (e devo dire che proprio in questa circostanza ha rivelato grande sensibilità e generosità ) ha organizzato immediatamente una delle sue bellissime danze con le maschere. Uno spettacolo formidabile. Lo ha ripetuto tutte le sere, da quel giorno. Nessuno pensava più a Nijinsky. Tutti aspettavano lo spettacolo serale con la bella signorina Margaret e le sue maschere. Non si parlava di altro. Mi domando come una paziente difficile come la tua possa avere una figlia così dotata. Forse ho sottovalutato la madre, quando l’hai condotta qui. Probabilmente stava molto male in quel periodo. Altrimenti, come potrebbe aver cresciuto, da sola oltretutto, quel fiore di fanciulla? Comunque, per finire, NIjinsky e Romola hanno lasciato Marienhohe così come erano venuti, non ci sono stati miglioramenti, nè io ne avevo certo promessi. Ma penso che tutto sommato si siano quanto meno rilassati: dopo la fuga “volante” di quel giorno, lui ha continuato a sorridere e a emanare da sé quel dolcissimo, tormentato Es, che ancora non comprendo ma che credo abbia a che fare con l’anima russa. Che cosa ne pensi tu? E’ forse l’anima russa? Margaret è stata acclamata, so che dopo questa vacanza che ha voluto generosamente prendersi per stare accanto al “Dio della danza” entrerà a dirigere il corpo di ballo dell’Opera di Budapest, almeno per un po’, finché non finirà la crisi negli Stati Uniti d’America. Adesso ti dico una cosa: Margaret ha un Es potentissimo, esplosivo, ma ahimè frammentato (vivere con una madre così d’altra parte!) tuttavia lei ama moltissimo quella donna, direi che è in continua unione con lei, anche a distanza, e questo amore filiale così sorprendente sembra che riesca a tenere unite tutti quei fragmenti. Nelle sue danze con le maschere, riesce a scomporre e ricomporre quei frammenti, dominandoli… Abbiamo parlato dell’Es: lei ha detto che si sente padrona dell’Es, con la danza lo interpreta e lo domina e lo rende palpabile e visibile a tutti. Dice tutto questo ridendo, ma con una grande intelligenza, una saggezza profonda e allegra. Mai visto niente del genere. Caro amico, grazie a Margaret ho visto ogni sera, nei saloni di Marienhohe, l’Es incarnato. Adesso, caro amico Sandor, ti porgo i miei più cari saluti, e ti prego di salutare con affetto la buona Gizella- Ti scriverò presto di nuovo, adesso sono ancora pervaso dall’Es russo e dall’Es americano che questa straordinaria settimana hanno fatto visita a Marienhohe.
    Patrik Troll

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