Accecate i cantori di Angela Caccia

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Alcune poesie del libro

 

Mi piacciono le strade lunghe
bagnate di pioggia
quando la pioggia smette di cadere
e ogni pozza è un feticcio di cielo

mi piace quel filino di luce -c’è sempre
una crepa nell’armata delle nuvole! –
che vortica sull’asfalto
e lo brilla e lo spezza in minuzzoli

poi la pioggia riprende e siamo
isole accerchiate dall’acqua
la testa insaccata nelle spalle
le mani così affogate nelle tasche

mi piace la gioia chiara
di chi intuisce dove ferisce la pioggia
e smette di camminare raso muro

 

 

 

Ci vuole una minuziosa
e paziente
esperienza al male

quanto basta
per imparare a difendersi dalle parole

dalle mani spaiate
entrambe dispari incapaci di una stretta
dalla natura servizievole della compassione

dal fiore senza giardino
che vive e muore nello spazio di un vaso

non ci si addestra mai al dolore
al male sì
per fronteggiarlo in qualche modo

 

 

 

 

 

 

 

Se c’è una madre c’è un figlio
e il respiro resta circolare

Ora che hai riempito la bocca
di sensi e parole, i piedi di cammino
questi sguardi digiuni
che chiedono, mi chiedono …

alla fine le alghe s’ammassano
la rondine riconosce la gronda
ma l’umano   l’umano
è solo transumanza   e noi
ai suoi crocicchi
dispersi scatti di bui di luci

… ad uscire
ogni giorno nel giorno
s’impara: la notte
ha le mani già piene di alba,
avrà un senso questo andare
per campi e per stelle
fiancheggiare i dirupi
e danzare in un fiotto di sole
tra le pozze di pioggia
avrà un senso…

Da lontano ti guardo
mi dormivi sul petto
sei lo stesso calore
lo stesso dolore …  come allora
parlo piano per non svegliarti

 

 

 

 

 

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