Il tempo cucito dalle parole

 

 

 

La silloge “Il tempo cucito dalle parole” è suddivisa in tre sezioni che, almeno dai titoli (“Rêverie”, “Corteo di sillabe”, “Arredi per il silenzio”), sembra rimandare a una progressione lineare nella riacquisizione del linguaggio (necessaria al fare poesia), a partire dalla musicalità e dal ritmo di ogni vocabolo, per giungere, attraverso sentieri impervi al limite del precipizio, a scoprire legami (sempre inusitati e singolari) tra le parole e ciò che denotano. Si tratta, in realtà, di una progressione per cerchi concentrici, che via via si allargano, ma che parte dallo stesso stagno (il mondo dell’autore) e dal lancio di sassi sempre nuovi (la pratica quotidiana dello sguardo). I versi hanno corpo leggero, sono sottili, lasciano trasparire l’ombra, attraversano il tempo dei volti schermati dalle mascherine, delle distanze inespugnabili e delle lunghe attese alle finestre accese. Compongono poesie brevi che sostengono la visibilità dell’invisibile, tracciano parole nello sbigottito silenzio, stanano sguardi senza prenderli alla catena, si lasciano raggiungere da spicchi di cielo e ombre che fanno luce.

Fai come gli abbracci la mattina presto
quando si congedano dal sogno
e le mani scolpiscono l’aria
senza alcun rimprovero
perché poi restano le periferie
da abbeverare con gli occhi

La tua voce tarda
nei rintocchi della sera

 

 

 

 

Alcuni mandano all’aria infanzie
felici riempiono i balconi
di parole annodate
sono fiori senza gambo

Se ami le altezze
procurati un manuale
di arrampicata sugli alberi
non darti troppo peso
affidati all’ombra
già cresce nel cortile di casa

*

Algunos arrojan por la borda infancias
felices llenan los balcones
de palabras anudadas
son flores sin tallo

Si amas las alturas
procúrate un manual
de escalada en los árboles
no te des demasiado peso
encomiéndate a la sombra
ya crece en el patio de la casa

Traduzione: Antonio Nazzaro

 

 

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