Poesie inedite di Maurizio Gregorini

Adesso che in un baleno

la tua carne s’è ridotta in pulviscolo,

avvampando con te è divenuta cenere

tutta la gloria della fede

tutta la gloria degli ultimi giorni congiunti

tutta la gloria dei sensi e degli scherni

dei morti passati presenti e futuri,

la gloria dei poeti, degl’inclini e degli alienati,

la fama del ‘KI’ onorato e la foto del ragazzo

battuto nel cervello dal tuo stesso male;

ardendo con te è s’è fatta cenere

la gloria di chi ha rincorso Gesù, Buddha, Adonai

e dei profeti ch’hanno schiuso strade ai Padri del deserto,

la gloria delle suppliche inesaudite

la fama d’ogni ideabile scongiuro

l’attesa nella quiete e nei salmi

l’intera gloria dei perdenti e dei vittoriosi

quella degli angeli, degli arcangeli e di Dio

in un eterno pensabile e simbolico.

 

E all’istante, innascente, primordiale,

la stizzente esemplarità dei versi

deliberatamente incoercibile,

fuori da ogni sussistenza sintomatica,

assume che la follia

è l’unico insondabile destino.

 

Sebbene più non discerni

il tuo viso/maschera di dolore,

tante cose avrei finalmente da dirti

per noi, su di noi; ma la calma del vespro

è sciagura del tuo sfacciato passaggio,

e quel che va e ciò che viene

infine mi smarrisce nel tocco avviluppato del canto:

non è esistita garanzia per la richiesta/convincimento

di saper sciogliere la tua allegria nelle mie lacrime.

 

E insistentemente ciò che sei stato

è custodito in un ovale nero

contenuto nel reliquiario giapponese,

dove ti fabbricano vicinanza

il nostro libro e il mio ritratto che con diritto

posasti a mo’ d’altarino nel camino,

il ricordo di tua madre

e gli scatti razziati di te infine luminoso nella bara,

e la patena dorata che utilizzavi per i prossimi al trapasso,

l’ultimo clargyman e la stola,

fiume di grazia che dal capo ti scendeva

per agire ‘in persona christi’:

 

io scruto l’urna da mattina a sera

pedinando d’avvertire l’incomprensibile

incarnando mantra degli assennati d’Oriente

intorno agitando campanelle

e colpi nelle ciotole di metallo

e bianco latte di mucca versato

com’è d’uso nei riti funerari tibetani

sempre indugiando segnali percezioni dispacci

dall’invisibile e dall’universo

perché spetta a me ora dare voce

e novella lingua al tuo cuore bruciato

in manifesto silenzio.

_______________

 

La verifica di una vigoria

che in forma lucente fa scorgere

quel che sta subentrando

mi lascia inerte,

privo di ogni possibile sussulto.

Oh morte della morte del mio cuore

il transumanesimo della coscienza

non può divenire orma di convergenza

-da protrarsi nel tempo –

o l’integrativa nozione di segni.

Anche ogni paradiso è di per sé transitorio,

cosicché mi avvolge stentatamente una sentenza precipitata:

l’amore che rende visibile ogni increspatura di un proponimento.

 

T’è noto: chi nulla smuove, nulla protegge; pertanto,

cintato da termini che non mi concedono

di esporre accezioni e contrasti, sono forzato a vivere

quale effetto repentino che impara a disfare

l’incoerenza di una esecuzione.

 

Non ci sei, e a me non resta altro da fare

che lottare perennemente

contro i flutti di una rabbia,

restare a caccia degli infiniti fenomeni dell’indole,

e anche se come blateri pure il Verbo è rozzo plagio,

ora temo lo scoglio di un azzardato urto

alla percepibilità del mio cuore.

_______________

 

Un’attraente versione di rotta

nella mutabilità psicologica del mio animo

mi fa progettare che – benché prigioniero –

bisogna disertare ogni dolore;

cosicché nell’affabile tempo intriso di sangue

dovrò imparare dal tuo cantiere di battaglia

e – astrusamente vero – a me resta di vivere così,

senza il peso di innominabili pianti.

 

NOTA DI LETTURA

Questi testi sono tratti da “KI. atto secondo”, raccolta in fieri, dedicato all’amico scomparso Angelo Cordelli. Come ricorda l’autore nel libro edito,  KI. Segni dallo spirito, Versi per Angelo Cordelli”: nell’uso ordinario “KI” significa ‘aria’ o ‘stato mentale’. Nell’antica filosofia cinese si riferiva all’energia vitale che pervade ogni corpo umano, così come l’intero universo. Grazie al “KI” siamo corpi animati, e attraverso il “KI” siamo interconnessi con gli altri esseri umani e il mondo circostante.

 

 

(Maurizio e Angelo)

 

Maurizio Gregorini (Roma, 1962), è autore di poesie, racconti, romanzi, saggi. Ha pubblicato diversi volumi di poesia, alcuni con la prefazione di Dario Bellezza, Luca Canali, Livia De Stefani, Elio Pecora, Riccardo Reim. Nel 2002 parte della sua produzione poetica è in “Vortici. Poesie per l’altro amore” che gli ha valso la trentaduesima edizione del “Premio Personalità Europea”, consegnatogli presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio durante la “Giornata d’Europa”. Nel 1997 ha pubblicato “Morte di Bellezza”, riedito nel 2006 col titolo “Il male di Dario Bellezza”, vincitore del Premio Mangialibri nella categoria “Miglior rapporto qualità/prezzo del 2006” e nel 2016, in occasione del ventennale dalla morte del poeta romano, per la Castelvecchi ne è uscita una nuova edizione ampliata. “Sigillo di spine. Le poesie” (edizione completa di tutti i libri di poesia editi, con aggiunta di inediti) esce nella collana ‘Cahiers’ nell’ottobre 2017 per i tipi della Castelvecchi e festeggia il trentennale della sua attività poetica, che ha ottenuto il “Premio speciale della giuria” della III Edizione del Premio Letterario Internazionale “Antica Pyrgos”. Nel novembre del 2020 esce, affinché lo veda in vita Angelo Cordelli a cui il libro è dedicato, in edizione privata di sole 100 copie una parte del suo “KI. Segni dallo spirito”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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