Quando una poesia acquisisce autonomia rispetto al proprio autore

Le proprie poesie, rilette a distanza di tempo, possono sembrare scritte da estranei.
Lou Andreas Salomé nel suo “Sguardo sulla vita” rievoca l’esperienza, accompagnata da una sensazione particolare, del ritrovamento di alcuni versi che parevano non appartenere alla propria biografia ma “scaturiti da un antico sapere ancestrale, da una rinnovata esperienza di quello choc originario in serbo per ogni uomo che si desti alla vita conscia, uno choc di cui la vita stessa non cesserà mai di recare traccia incancellabile”.

Cosa ne pensate al riguardo?

La rêverie che vuole esprimersi diventa rêverie poetica

La lettura del saggio “La poetica della rêverie” (1960), autentico aggiornamento inattuale, consente di riformulare la questione del rapporto tra pensiero e poesia, tra linguaggio occidentale e linguaggio orientale.

“Attraverso la rêverie (fantasticheria, immaginazione, abbandono al flusso del sogno a occhi aperti) le parole diventano immense, abbandonano la loro modesta determinazione primaria”.
“La rêverie che vuole esprimersi diventa rêverie poetica”.
“Il vero poeta è bilingue, non confonde il linguaggio dei significati con il linguaggio poetico”.
“Tradurre una di queste lingue nell’altra non avrebbe senso”.
Gaston Bachelard ritiene che “sognare le rêveries e pensare i pensieri” siano difficilmente conciliabili e che pertanto la rêverie non organizzi pensieri.
È questo un tema affascinante sul quale non è possibile smettere di interrogarsi.
La psicoanalisi col pensiero di Bion ha fatto realmente un passo avanti?
E i poeti, i loro critici militanti cosa ne pensano?

Tre testi di Nadia Chiaverini

CARAMBOLE
A occhi chiusi carambolo nello Spazio
caracollo nel Tropico del Cancro
inciampo nel pulviscolo del Cosmo
Precipito in un’altra galassia
di stelle e buchi neri invasa
gremita di metastasi e allucinazioni
Metempsicosi sul fondo
in un abbraccio accolgo il mondo
C’è un segno nel sogno
*
IL FUNAMBOLO.
Brindo a mezzanotte
sul mio filo teso
porgo la coppa al cielo
non temo il vuoto
Li porto dentro
il precipizio / e il punto d’appoggio
Il pianto del mondo
il canto dell’universo
*
E così ha prevalso
l’equilibrio instabile
il filo teso – rotto
il salto nel vuoto – accaduto
Ma ancora volo…
Non ho toccato terra
e non so se è il selciato che mi aspetta – o il sogno
*
Nadia Chiaverini da “Notturni e ombre “ 2018
Nadia Chiaverini , vive e lavora a Pisa, è laureata in giurisprudenza e partecipa attivamente a circoli culturali, manifestazioni letterarie e letture pubbliche. Affronta in poesia tematiche che riflettono la complessità e le contraddizioni del mondo contemporaneo. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: ”L’età di mezzo” Ibiskos Ulivieri 2004 ;”Dai profumo al fiore”- Ibiskos Ulivieri 2005 ; “L’altra metà del cielo”, Ibiskos Ulivieri 2008-;“Smarrimenti” Helicon 2011 ;” I segreti dell’Universo “– CFR Edizioni 2014; “Poesia stregatta e altre visioni”_ Carmignani Editrice 2015; “Notturni e ombre” Carmignani editrice 2018 .Suoi versi con interventi critici sono pubblicati ne I Quaderni dell’USSERO – Puntoeacapo 2013, sul web e in riviste; sono altresì inseriti in numerose antologie, tra cui : Keffiaeh – intelligenze per la pace , CFR Edizioni”; “l’Impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità” CFR Edizioni , “; Il ricatto del pane” CFR edizioni 2012 – E’ presente in antologie di poesia contro la violenza sulle donne :Unanimemente Ed Zona 2011 – Cuore di Preda 2012 CFR edizioni , FIL ROUGE – poesia sulle mestruazioni CFR 2015. Suoi contributi sono inseriti nelle antologie “ Il Tempo del padre” FaraEditore 2015, “Uno scarto di valore a Bardolino “FaraEditore 2016, “ Perdono: dal rancore al ricordo “ Fara 2017; “La responsabilità delle parole” FaraEditore 2018 ; Gymnopedie, Architetture e altre opere belle FaraEditore 2017. Come operatrice culturale promuove incontri su tematiche sociali e sulla questione femminile

 

la bellezza salverà “davvero” il mondo?

“E’ possibile condurre simultaneamente l’attività di poeta e quella di individuo avvolto nel tessuto delle relazioni umane ?” , si chiede e chiede ai suoi lettori Tzvetan Todorov, che aggiunge ” o i due rami del fiume devono restare nettamente separati, dato che uno solo può essere privilegiato?” L’autore cita Rilke ma la questione resta attuale. Franco Loi, che riconosce in Dostoevskij un romanziere-poeta, ricorda, in una recente intervista,  di aver scritto alcune sue raccolte di poesie (Strolegh e L’ angel) in periodi di assoluta solitudine.
Cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza al riguardo?

La disciplina degli alberi (Premio Altino 2018)

La disciplina degli alberi

Sedotta l’ombra
si diventa alberi
(Agosto 2018)

Due alberi
abbracciati al tramonto
vegliano su Altino

(Omaggio a Altino, 15 settembre 2018)

 

Non chiedere, all’oceano, di indicarti la strada.
Poni, piuttosto, la domanda al giunco che l’ha
perduta.
E. Jabès

 

Una nuova raccolta inedita in tre sezioni (Segnali di resa, Geometrie dell’abbandono e Luoghi ligi) ha preso finalmente forma. Contiene poesie scritte negli anni 2014-2015, interamente rivisitate dall’autunno scorso a oggi .Propongo qui 3 testi:

 

Sono parte del nome

gli obblighi sociali e le parole

sbalzate dai dizionari

a fare bella mostra sulla pagina

del libro scritto da sé

 

Il resto

è la vita che non si cataloga

gli innesti mancati di amore cieco

e di più neglette contaminazioni del cuore

Gli affetti non stanno mai in ozio

 

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Inizi a fotografare la vita dal basso

e lo fai con stile

 

un dettaglio l’alba accesa sull’ultimo parco

o l’arte antica di tagliare l’erba con la falce

 

se allunghi lo sguardo

la manutenzione si fa adesso sul groviglio

di strade larghe dove crescono i ponti

e la speranza si getta dal cavalcavia

 

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Non c’è più ordine tra le cose

quando irrompe nelle cesure

il silenzio

 

incrocia sguardi interroga gesti

anima persino gli oggetti

 

In un quadro di luna persa

non resta che salire

la scala vertiginosa del sogno*

 

*Poesia vincitrice ex aequo con altri 6 autori del Premio Altino 2018)

http://progetto7lune.org/pubblicazioni/PLAQUETTES/2018.html

 

Giancarlo Stoccoro